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Vecchio 10-06-2007, 17.31.41
Carla Polastro
 
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Predefinito [RECE] Libia, marzo 2007 (prima parte, solo testo)

LIBIA

MARZO 2007


Sabato 3 marzo:

Siamo stati informati solo un paio di giorni fa dalla Mistral Viaggi di un
cambiamento nell'operativo voli: anziché con Blue Panorama Airlines,
voleremo da Roma Fiumicino a Tripoli con una compagnia libica mai sentita
prima, le Afriqiyah Airways. Al check-in, la sostituzione dei biglietti
avviene nel caos più totale. Cominciamo bene...

Decolliamo con una mezz'ora di ritardo e atterriamo a Tripoli intorno alle
16 (ora locale). Il controllo dei visti è sorprendentemente veloce, mentre
è un po' più lunga l'attesa per il recupero dei bagagli. Nella hall degli
arrivi internazionali veniamo accolti da Abdul, la nostra guida libica
(l'accompagnatrice dall'Italia – dimostrando grande “professionalitÃ*” - gli
delegherÃ* praticamente ogni incombenza, comportandosi come se fosse anche
lei in vacanza).

Saliti sul pullman della Magic Libya (corrispondente locale di Mistral), ci
dirigiamo verso il nostro albergo, l'Al Mahari (il dromedario), in shari Al
Fath, a meno di un chilometro dalla Piazza Verde, il cuore di Tripoli. La
hall è molto accogliente. Il gorgoglio di una fontana dall'acqua limpida
crea un sottofondo piacevolmente rilassante. Le camere e i relativi bagni,
invece, avrebbero urgente bisogno di una ristrutturazione radicale e ci si
chiede quando sia stata l'ultima volta che un battitappeto o aspirapolvere
sia stato passato sulla moquette...

Prima della cena nel simpatico ristorante “Tripolis” (di cui non sono
riuscita a rintracciare l'indirizzo), facciamo un primo giro “d'assaggio”
nel centro cittadino. Seguiamo un tratto del lungomare, per poi passare di
fronte all'Asserraj al-hamra (Castello Rosso), le cui luci soffuse si
riflettono nelle tranquille acque del laghetto artificiale, creando un
effetto visivo di notevole suggestione. Attraversiamo la vasta as-Sahah
al-Khadrah (la giÃ* citata Piazza Verde), addobbata da luminarie in stile
Luna Park che i Libici sembrano prediligere, vista la loro diffusione.
Percorriamo la via 1° Settembre, per poi svoltare in Midan al-Jazair
(piazza Algeria), dominata dall'ex-cattedrale italiana, ora moschea, dal
Palazzo delle Poste e da quello del Popolo.

Domenica 4 marzo:

E' una giornata radiosa. Il cielo tripolino è perfettamente terso, la luce
ha la brillantezza del cristallo e mette in straordinario risalto i
contorni degli edifici e delle alte palme, mosse da una leggera brezza.

Il pullman ci lascia a pochi passi dall'Arco di Marco Aurelio, eretto nel
163 d.C., unica vestigia di rilievo dell'antica Oea, riportato alla luce da
archeologi italiani fra il 1914 e il '18. Il monumento appare alquanto
spoglio, poiché buona parte dei bassorilievi che lo adornavano è stata
trasferita al Museo Nazionale (Museo della Jamahiriya, all'interno del
Castello Rosso).
Subito dietro l'arco si erge l'ottocentesca Moschea Gurgi, che vanta il più
alto minareto della cittÃ*. L'interno ha dimensioni raccolte ed è
graziosamente decorato con mattonelle a motivi geometrici e floreali. Le
cupole sono rivestite di stucco, nello stile marocchino. Assai pregevole è
il minbar, dalle tinte delicate.
Lasciata la moschea, attraversiamo l'ex-quartiere ebraico (sopra le porte di
molte case sono ancora ben visibili le Stelle di Davide), ammasso di basse
case in condizioni più o meno fatiscenti, abitate quasi esclusivamente da
immigrati, provenienti da altri Paesi africani.
Camminiamo poi lungo qualche viuzza del suq. Un anziano battitore di rame ci
saluta in italiano, con grande cordialitÃ*.

La nostra meta è il Museo della Jamahiriya, fondato negli Anni Trenta e che
conserva un'eccezionale collezione di reperti preistorici, fenici, punici,
greci, romani, bizantini... Nelle numerose sale è tutto un susseguirsi di
capolavori, dal mausoleo tardo-romano proveniente dalla necropoli di Qirzah
(IV sec. d.C.), alla Venere Capitolina (II sec. d.C., restituita dal
governo italiano nel 1999), alle statue di atleta e Apollo con il volto di
Antinoo, copie romane di originali greci rinvenute nelle Terme di Adriano a
Leptis Magna, al gruppo delle Tre Grazie, da Cirene, di sublime eleganza,
ai mosaici, ai meravigliosi bassorilievi staccati dall'Arco di Settimio
Severo, “porta d'ingresso” di Leptis Magna...

Per raggiungere il ristorante dove pranzeremo, intorno alle 14 (“Al
Gambare”, shari Baladiyah), percorriamo parte dell'ex-quartiere coloniale
italiano: la candida Galleria De Bono, la via 1° Settembre, piazza Algeria.

Finito di pranzare, ci trasferiamo all'aeroporto per il volo verso Benghasi,
dove ceneremo e pernotteremo all'Hotel Tibesti (shari Jamal Abdul Nasser),
un tempo considerato il miglior albergo del Paese. A vederlo oggi, si fa
fatica a crederci.

Lunedì 5 marzo:

Un cielo limpidissimo, un fulgido sole e un venticello fresco, a tratti
addirittura freddo, ci accolgono a Cirene, cittÃ* greca cantata da Pindaco e
Callimaco, in magnifica posizione, sul fianco di una montagna, a picco sul
mare.

Iniziamo la visita dal vasto ginnasio (trasformato in foro in epoca romana),
con le alte colonne doriche che si stagliano nette nella vivida luce
mattutina. Proseguiamo per la lunga via di Batto (intitolata al mitico re
fondatore della cittÃ*). Dell'odeon rimane solo il pregevole arco d'accesso,
poiché in etÃ* bizantina questa struttura venne trasformata in caserma per i
soldati. Di fronte all'Odeon, si estendono i resti della casa di Giasone
Magno, sacerdote del tempio di Apollo. Segno evidente dell'incuria in cui
versano i siti archeologici libici (e quelli cirenaici in particolar modo),
i bei mosaici pavimentali non sono protetti in alcun modo e ci si cammina
persino sopra!:-( Ne parliamo con la guida locale, che ci conferma il
totale disinteresse da parte del regime per quanto riguarda la salvaguardia
del patrimonio culturale. E' totalmente carente anche la sorveglianza,
soprattutto di notte, e continuano perciò a verificarsi furti di reperti
(nei giorni seguenti, apprenderemo con sgomento che dal mercato di Leptis
Magna – monumento-simbolo del sito - sono stati recentemente trafugati
alcuni banchi in marmo). In tutti i siti cirenaici, pascolano liberamente
pecore, capre e mucche, e si cammina quindi su di un “tappeto” di
escrementi. Va però apprezzato l'aspetto “bucolico” della cosa...:-)

Ci dirigiamo poi verso la casa di Esichio, amministratore della provincia di
Cirenaica nel IV sec. d.C. I simboli rappresentati in un mosaico
pavimentale superstite ci dicono che era di fede cristiana.

L'agorÃ* conserva il presunto monumento funebre di Batto, alcuni resti del
tempio delle Basi ottagone, i due imponenti altari di Apollo e vestigia del
santuario di Demetra e Kore e del tempio di Apollo (divinitÃ* tutelare di
Cirene). E' qui nell'agorÃ* che svetta quello che, a parer mio, è il più
affascinante dei monumenti del sito: il monumento navale, risalente
all'epoca tolemaica (IV-III sec. a.C.). E' composto da una Nike acefala e
priva delle ali, su di un basamento a forma di triremi, sostenuto da
delfini. Com'è reso in modo mirabile il drappeggio della veste, sembra di
sentire il vento che lo fa aderire al corpo giovane e snello! Il pensiero,
inevitabilmente, va alla Nike di Samotracia, alta alla sommitÃ* dello
scalone d'onore del Louvre, e si viene colpiti, ancora una volta,
dall'insuperabile grazia dell'arte greca...

Percorriamo la via sacra, incontrando dapprima le terme greche, dette “di
Paride”, scavate nel fianco della montagna probabilmente giÃ* in epoca
arcaica, e poi la Fonte di Apollo, la sorgente d'acqua che permise
l'insediamento umano ben prima dell'arrivo dei profughi di Thera.

Continuando a scendere, si arriva al santuario di Apollo, su di una vasta
terrazza che domina la pianura sottostante. E' un luogo di grande
suggestione, i cui edifici hanno subìto, nel corso dei secoli, innumerevoli
distruzioni e ricostruzioni.

Un po' più in basso, sorgono le rovine del teatro greco, successivamente
trasformato in anfiteatro dai Romani. Dovrebbe, a breve, iniziarne il
restauro un'équipe archeologica italiana.

Subito dopo pranzo, visitiamo l'imponente tempio di Zeus, a una certa
distanza dal resto degli scavi. Si erge in mezzo agli alberi, i prati sono
punteggiati da miriadi di fiori variopinti. Venne costruito nel V sec.
a.C., parzialmente distrutto durante la rivolta ebraica del 115 d.C. e
restaurato una prima volta sotto Adriano e Marco Aurelio. Il terremoto del
365 e la furia iconoclasta dei Cristiani lo ridussero nuovamente in rovine.
Il suo recupero, non ancora terminato, iniziò negli Anni Sessanta, grazie
soprattutto ad archeologi italiani.

Trattandosi di un lunedì, il museo di Cirene è chiuso. La superba statua di
Alessandro Magno ci limiteremo quindi a vederla in cartolina (sigh)!:-(

Lasciata Cirene, scendiamo verso la costa, diretti alla non lontana
Apollonia (l'attuale Sousa). Ben poco è stato ricostruito della cittÃ*
antica, ma il suo teatro, lambito dalle acque del Mediterraneo, vale – da
solo – la visita! Rimarrei seduta qui, su questo blocco di pietra, con il
viso sferzato dal vento salmastro, per ore! Provo una tale serenitÃ*, una
tale pace... Le voci dei miei compagni di viaggio si mescolano al dolce
suono della risacca, al costante sibilo del vento e allo stridio dei
gabbiani, che volano bassi sulla superficie appena increspata del mare,
nella morbida luce del tramonto.

Ceniamo e pernottiamo all'Hotel Al Manara (il faro), a pochi metri dal sito
(della serie: pugno in un occhio), un albergo semplice, ma pulito e
abbastanza accogliente.

(Continua)

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  #2  
Vecchio 10-06-2007, 17.31.46
sean70
 
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Predefinito Re: [RECE] Libia, marzo 2007 (prima parte, solo testo)

come sempre...un mito....carla sei tutti noi

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Vecchio 10-06-2007, 17.32.15
Carla Polastro
 
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sean70 wrote:
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> come sempre...un mito....carla sei tutti noi[/color]

Troppo buono, grazie!

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Vecchio 21-03-2007, 10.16.58
Carla Polastro
 
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sean70 wrote:
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Vecchio 21-03-2007, 10.16.58
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sean70 wrote:
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Vecchio 21-03-2007, 10.16.58
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sean70 wrote:
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  #7  
Vecchio 21-03-2007, 10.16.58
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sean70 wrote:
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Vecchio 21-03-2007, 10.16.58
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Vecchio 21-03-2007, 10.16.58
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sean70 wrote:
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Vecchio 21-03-2007, 10.16.58
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